Juventus-Napoli, la storia del core ‘ngrato Josè Altafini

Domenica sera a Torino, Juventus e Napoli daranno vita ad uno dei match più attesi del week end calcistico europeo, se non il più atteso. A causa del limbo nel quale la società partenopea si era ritrovato per tutto il decennio compreso tra la metà degli anni novanta e duemila, dati i ben noti problemi societari ed economici, questa sfida aveva perso il fascino di un tempo, di quando quegli uomini vestiti d’azzurro contro quelli in bianco e nero, lottavano fino all’ultimo minuto dell’ultima maledetta partita per vincere l’ambito scudetto.

Juventus-Napoli rappresenta l’odio non solo sportivo che nasce da una ragione puramente geografica e culmina, almeno due volte l’anno, su di un terreno di gioco. Juventus-Napoli è fatta di emozioni, di attese e soprattutto di ricordi. I ricordi delle partite più avvincenti tra le due compagini segnate da uomini prima che calciatori che rimarranno per sempre nella storia. Uno di questi, per i tifosi partenopei, verrà ricordato per sempre a causa di un suo tradimento, di quelli pesanti che costarono lo scudetto al Napoli.

Josè Altafini Napoli
Altafini con la Maglia del Napoli

Parliamo di Josè Altafini, tra i giocatori brasiliani più forti di sempre e che a Napoli ha fatto la storia, almeno fino a quando ha voluto. Siamo precisamente a metà degli anni sessanta quando questo talentuoso calciatore, già in Italia con la casacca rossonera del Milan per ben 7 anni, veniva acquistato dal club azzurro, dopo alcune divergenze tra il giocatore stesso e la dirigenza milanese. Qui a Napoli, troverà Omar Sivori altro talento cristallino di origini sudamericane con il quale delizierà la platea napoletana grazie a 97 reti in 234 presenze distribuite in ben 7 anni. Fu uno degli artefici del secondo posto dell’anno 1967-68, quello dell’allora tecnico Pesaola, nel quale sfiorò il titolo di capocannoniere per pochi gol finendo, anche in questa classifica, secondo con ben 13 realizzazioni.

Ma si sa, la storia è fatta di scelte con tutte le conseguenze che ne conseguono. Nell’estate del 1972, il campione brasiliano decise di trasferirsi all’odiata Juventus insieme al grandissimo portiere e compagno di squadra Dino Zoff. Con la casacca bianconera, vincerà due scudetti ed una finale in Coppa dei Campioni nel 1972-73. Nonostante l’età non più così giovane, rimase a Torino per altri 3 anni realizzando, due anni prima del suo addio, uno dei più grandi affronti che la storia del Calcio Napoli ricordi.

Siamo nel 6 Aprile del 1976 quando a Torino, Napoli e Juventus si affrontavano in una sfida che avrebbe assegnato poi lo scudetto. Gli azzurri avevano 2 punti di svantaggio nei confronti della capolista piemontese e le poche partite rimaste alla fine del torneo, facevano di quella partita, l’ultima grande opportunità di rimonta dei partenopei. In più, la pesante sconfitta per 6-2 al San Paolo bruciava ancora e tutto questo finiva per rendere gli animi ancora più tesi. Tra le fila juventine, non c’era però Altafini, che era in panchina a vantaggio dell’esterno Cuccureddu.

Josè Altafini Juventus
Altafini con la maglia della Juventus

Il match si avviava alla fine con il risultato di 1-1, grazie alle reti di Causio prima e Juliano poi. Giunti al minuto 30 della ripresa, l’allora tecnico bianconero Parola, decise di far entrare in campo Altafini al posto di Damiani, irrobustendo così il reparto offensivo della Vecchia Signora. Al suo ingresso in campo, il pubblico ospite, non lesinò fischi assordanti per il grande ex di giornata senza sapere, peraltro, che la beffa più grande sarebbe arrivata da lì a pochi minuti. Al 43esimo della ripresa, infatti, su di un’azione di calcio d’angolo battuto da Causio, dopo un’azione rocambolesca, la palla finì verso Altafini che fu il più lesto di tutti a depositare la sfera in rete per la rete del definitivo vantaggio. La partita poi finì per 2-1 con l’inevitabile scudetto assegnato alla Juventus dopo poche giornate, grazie proprio a quello scontro diretto.

Alla fine della partita, così come per tutti i minuti in cui Altafini mise piede in campo, i tifosi azzurri gli riservarono sonori fischi e quella rete da parte del brasiliano fu il modo, seppur brutale, di vendicarsi dell’astio dei suoi ex tifosi. Nel dopo partita dichiarò: “Con il Napoli non ho avuto nemmeno il tempo di scaldarmi, ma non era un problema grazie al clima primaverile. In tutto ho toccato cinque palloni: due li ho persi, due li ho passati e uno l’ho depositato in reteQuando sono entrato in campo, mi hanno fischiato. Io li ho puniti“.

Nei giorni immediatamente successivi alla partita, comparve su uno dei cancelli di accesso allo Stadio San Paolo, la scritta “José core ‘ngrato, a significare che quella rete, per tutti i tifosi napoletani, fu un colpo scorretto, una pugnalata alle spalle che tutt’oggi lascia ancora gli strascichi di una ferita mai sanata.

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