Italia-Nigeria 2-2, Insigne fuori: Prandelli non ha il coraggio di sperimentare

Non sono mai stato uno di quelli che crede di essere un allenatore e si sente legittimato a criticare le scelte dei tecnici. Soprattutto non l’ho mai fatto in clima di mondiale, o comunque in riferimento alla nostra nazionale ed al commissario tecnico di turno. Su Prandelli, poi, non sono mai riuscito a crearmi un’idea definita: l’ho considerato ancora in limbo finora. Non l’ho né condannato per eventuali passi falsi della nazionale, giustificando il tutto con la reale carenza di organico degli azzurri che coincide con la crisi del nostro calcio, né mai preso in considerazione per meriti oggettivamente attribuibili a lui nel raggiungimento di qualche risultato della rosa nazionale. Non voglio cominciare adesso a sparare sentenze.

Giaccherini
Giaccherini, ieri a segno contro la Nigeria

Ma una cosa mi preme sottolinearla. Ieri contro la Nigeria abbiamo collezionato un’altra di quelle figure non proprio all’altezza della nostra prima squadra. Non solo non siamo riusciti a vincere, che di per sé non ha il benché minimo rilievo. Ma non abbiamo nemmeno fatto divertire, né abbiamo avuto la possibilità di vedere una nazionale che sperimentasse un gioco diverso, miscelando le varie opportunità del nuovo che avanza. Ho a cuore Lorenzo Insigne ed il suo essere messo in panchina preferendo Giaccherini mi ha fatto rabbia.

Perché ancora una volta in Italia si è optato per la mediocrità che dà quella sicurezza della sufficienza. Non me ne voglia l’ex Juventus, l’aggettivo mediocre non è riferito a lui ma alla mentalità che ho percepito essere stata attuata: preferire l’uovo oggi e non la gallina domani. Mettere in campo, anche in un’amichevole, una squadra che ti dà un minimo di garanzie ma che non lascia spazio ad un eventuale expolit, improvviso o prevedibile che sia. Ieri avrei voluto una nazionale sconfitta per 3 o 4 reti di scarto ma che avesse avuto il coraggio di sperimentare un trio con l’estro del recuperato Pepito Rossi e del Magnifico Insigne alle spalle di Mario Balotelli.

Cesare Prandelli Allenatore Italia
Ieri a molti non sono piaciute le scelte di Prandelli

Una nazionale più a trazione anteriore ed alimentata da una fantasia che, nonostante quanto stia accadendo al calcio italiano, resta ancora peculiarità dei giocatori della nostra nazionale. E non è solo all’esclusione di Insigne che mi riferisco. Diamanti e Cerci, ad esempio, sembra sempre che stiano lì perché ci devono stare ma non ricevono mai la fiducia che dovrebbero. Se non si trova nemmeno nelle amichevoli il coraggio di sperimentare, come potremo mai sperare di avere una nazionale che vince e regala spettacolo?

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