Inter-Napoli 2-2, che i tifosi scendano dagli spalti (magari Rafael si sente meno solo)

Le targhette in ottone pare fossero state distribuite già ad agosto, alla fine della campagna acquisti. Ben rifinite, placcate in oro e vergate in bello stile, spedite a tutti in duplice copia insieme al pacco di pasta di Gragnano, alla bottiglietta di acqua frizzante e al tessuto jeansato per t-shirt. “Avviso ai signori giocatori: dopo aver guadagnato il vantaggio, assicurarsi di perderlo immediatamente con una stronzata a difesa”: questo il testo impresso sulle targhette, che alcuni azzurri portano a mo’ di ciondolo, altri hanno appeso con un chiodo alla porta di casa.

Vista la sua passione per gli animali, a Rafael è stato consegnato anche un kit per la cattura delle farfalle. Queste indiscrezioni, di cui siamo entrati in possesso in maniera casuale, provengono dal proprietario occulto della Società sportiva calcio Napoli. L’emiro del Solfatar T’ A’Min Buon Ammamt (come se fosse) An-Thani, ha sciolto ogni dubbio anche sulla formazione. Per realizzare lo stock di targhette, Aurelio ha dovuto mettere in piedi in quattro e quattr’otto la prossima puntata del cinepanettone, con Rafa protagonista insieme a Massimo Boldi. Probabilmente al cast medio-orientale si aggiungerà anche il mai dimenticato Walter Mazzarri.

Il termometro della sfida con l’Inter, ieri sera, è stato di interesse nettamente inferiore rispetto a quello che misura la temperatura del forno, mentre si aspettava il calzone con la ricotta domenicale. Fiammate di Callejon a parte: due perle, che restano incastonate lì, nella targhetta placcata del kit. “A tua difesa”: recita uno striscione della curva A. A ‘sto punto sì, l’unico modo per non prendere gol è farli scendere dagli spalti per creare una barriera davanti a Rafael ma con striscioni e bandiere belle grandi, sennò gli attaccanti avversari ci bucano lo stesso.
E forza Napoli sempre!

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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