Incendio a Marianella, va in Fumo il Contratto di Maradona e la Storia del Napoli

Il tifoso napoletano, è cosa nota, è romantico. Da sempre professa una fede, profonda, per i colori azzurri, la maglia, il Calcio Napoli, la sua storia. Il tifoso napoletano accoglie nei meandri della sua più recondita memoria le meteore, i “bidoni”.

maradona

Il tifoso napoletano è quello che lascia grande spazio tra i propri ricordi ai grandi che hanno vestito la maglia azzurra. Sallustro, Vinìcio, Pesaola. Krol, Bugatti, il compianto Jeppson. E poi Careca, Carnevale, Giordano. L’immortale Diego Armando Maradona.

Ciascuno ricorda con una certa dose di gioia il sorriso dei genitori che senza battere ciglio ricordano intere cronache delle partite allo storico Partenopeo (meglio noto come Ascarelli), piuttosto che al Collana. Le formazioni e quelle interminabili partite sulle panche in legno sotto la pioggia battente, con il pallone che diventava di piombo.

L’attuale accorta gestione iniziata quasi nove anni fa con l’avvento del patron della Filmauro sta speditamente rilanciando il Calcio Napoli (ed i suoi tifosi) verso le soddisfazioni che legittimamente meritano. Eppure per il romantico tifoso partenopeo conta anche altro.

Conta ciò che oggi è ridotto, mestamente (e non senza evidenti responsabilità) ad un cumulo di cenere e macerie. Nella tradizione nazional-popolare il fuoco è purificazione e consacrazione. Ma, forse, i napoletani non ne possono già più degli antichi riti e delle antiche usanze. Non ne possono più delle “focare”.

La storia non è storia recente, eppure salta agli onori della cronaca proprio oggi. Il deposito di Marianella, di quel centro sportivo all’avanguardia che avrebbe dovuto regalare al Calcio Napoli pre-fallimento i campioni del futuro e al Napoli la sostenibilità negli anni a venire, è andato in fumo. In fumo vecchi cimeli, i contratti dei grandi del passato. In fumo anni di storia. Cenere quella storia che molti grandi club europei (ai quali pure qualcuno ha la presunzione di ispirarsi) hanno trasformato in costanti entrate finanziarie, in sacrari per la gioia dei tifosi, grandi e piccoli che siano.

Tutto spazzato via. Non solo dal fuoco. Sarebbe troppo facile. Tutto spazzato via dalla lascivia di chi ha voluto un taglio netto con il passato, a dispetto dei proclami, degli annunci e delle dichiarazioni di facciata. La sezione fallimentare del Tribunale di Napoli ha messo all’asta il Centro Sportivo di Marianella (quello che ne rimane ormai), 3,5 mln la base d’asta.

ùPoi ci sarebbe il Centro Sportivo Paradiso, dove si è scritto forse il meglio della storia del Napoli. Abbandonato. Pure quello. Come se il Napoli fosse nato nel 2004 e non il 1° agosto 1926. Il dubbio è lecito. La domanda pure. E se il Napoli post-fallimento avesse utilizzato parte dei fondi spesi per campagne acquisti quasi del tutto fallimentari, non si sarebbe salvato un pezzo di storia azzurra?