Torino, quartiere Crocetta. Sono le 14 di domenica e c’è ancora in giro qualcuno che si affanna fra le bancarelle del mercato e le palazzine eleganti, sotto un sole luminoso ma freddo. Struffoli in una mano e nell’altra la torta di ricotta e cioccolata, ancora avvolta nella carta argentata della confezione multistrato da viaggio. Il nostro eroe si infila nell’androne di uno stabile elegante, in stile parisienne. Un’occhiata all’orologio: è tardi, sia per il pranzo che per la partita, iniziati entrambi.

Bussa alla porta con i piedi, mette al sicuro gli ultimi fuochi dolci delle feste partenopee, prende il piatto con la spettacolare pasta al forno con melanzane di donna Filumena. Adesso sì, palla al centro. La tavola è imbandita e i commensali ironizzano sulla puntualità dell’ospite. Ma nella sua testa un solo pensiero: la radiolina. Cazzo, l’ha lasciata a casa. “Filumè posso prendere il computer?” Attimi di panico. Lo streaming di Radio Kiss Kiss non va. Tocca andare su Radio Rai, Tutto il calcio minuto per minuto. Ma va bene così.

Mandorlini

Oggi si pranza con il calore dell’ebook sulle ginocchia, a fare da plaid e da sottofondo sonoro alla convivialità domenicale, ma “tieni il volume basso, jà”. Insomma, il più classico dei pranzi fra terroni, proprio come piace a Mandorlini. Radio Rai colpisce ancora: è MARTENS a creare il primo moto sussultorio che interrompe il passaggio dalla pasta al forno alle melanzane a fungetiello. Messaggi da Napoli e dal Club Vanchiglia parlano di un gol esagerato. Ci possiamo scialare. Mentre la conversazione tocca i temi più disparati, dalle pale eoliche all’estetica contemporanea, l’ospite ritardatario, spinto anche dagli effetti allucinogeni della melanzane, si perde in visioni paradisiache, innescate dal gol di Insigne: lo scugnizzo napoletano che la mette finalmente dentro. Lorenzino esulta sotto la curva e sprigiona una luce così forte che abbaglia tutto il Bentegodi.

“Mertens, si dice M-e-r-t-e-n-s. Firma anche tu la petizione affinché il cognome di Mertens sia pronunciato correttamente dalla radio del servizio pubblico.”

Libidine. Dopo l’amaro, è il momento di passare sul divano. Sembra una coincidenza assurda ma il terzo gol arriva con il sottofondo sonoro di “Munasterio ‘e Santa Chiara”, cantata da uno degli ospiti, con tanto di accompagnamento all’ukulele. Apoteosi. Pare che anche Maggio abbia fatto un partitone, il giornalista Rai parla di recuperi decisivi. La difesa non prende gol e Insigne non prende pali. E Aurelio prende qualcuno? Lo scopriremo solo tifando. Forza Napoli.

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.