Fiorentina-Napoli 0-1, il bombardamento azzurro e quel cuoppo all’italiana

La domenica sportiva del partenopeo torinese comincia sotto la pioggia, al riparo del mercato coperto di una piazza nel quartiere San Salvario, dove un dj set ricorda i 25 anni dalla caduta del muro di Berlino e uno stand, dove distribuiscono tre misere polpette e una pasta cresciuta, ricorda quanto sia lontano il ragù. La pioggia prosegue e dopo aver incontrato la fame e Berlino, il tifoso, pallida imitazione del berlintorinese doc, in sella alla sua bici vintage, si avvia verso casa per vedere la partita grazie all’ausilio di Sky Go. Trasferta a Firenze per il Napoli ma partita casalinga per il nostro eroe della domenica, che, oltre all’appetito, ha anche fame di gol.

Hanno inizio le ostilità, come dicevano un tempo i telecronisti vintage, e il partenopeo, privato del ragù e tramortito dall’acqua presa, sente la partita in modo particolare. Non riesce a stare seduto in poltrona. Sarà l’effetto delle tante occasioni da rete create, malamente sprecate o fuori di poco, come al solito? No, la risposta è: fame e freddo. Riscaldamento su di una tacca e via. Il Napoli sembra aver trovato equilibrio e stabilità anche in difesa ed è in grado di segnare quando vuole ma, come lo studente svogliato, preferisce rimandare continuamente i compiti. Poi la ciorta che si materializza con l’infortunio a Insigne.

Le occasioni a ripetizione di Higuain, Marechiaro, Callejon, Mertens. Lo slalom fra le maglie dei toscani del Pipita che, indispettito dal paragone fatto da certa stampa fra Tevez e Diego, regala anche un gol strepitoso in rovesciata, poi annullato. La diplomazia non serve ad abbattere il muro difensivo viola. Ci vogliono le bombe, anche da fuori. (Ogni riferimento alla guerra fredda o a conflitti mondiali è puramente casuale). A Marechiaro il concetto non sembra essere chiaro, e il gioco di parole è voluto. Risolve Higuain dopo un liscio difensivo. Ma nella ripresa la Fiorentina si fa più pericolosa. E stavolta non è il freddo a causare una certa irrequietezza nel tifoso, ormai tutt’uno con la poltrona.

La traversa di Gomez e poi il salvataggio sulla linea di Koulibaly, per rimanere in tema di muri che sembrano insormontabili. Soffrire ormai è un’abitudine domenicale. Terzo posto, tre punti presi, per fortuna nessun pallone nella nostra rete. Ma le tre polpette “sereticce” nello stomaco non saranno un po’ poche? Una pizza come si deve, con un cuoppo di fritturina all’italiana, please. Anche se sono solo le otto di sera. E forza Napoli sempre!

TUTTE LE NOTIZIE SU FIORENTINA-NAPOLI

Articolo precedenteCalendario Napoli, le prossime partite favorevoli agli azzurri
Articolo successivoCalciomercato Napoli, i probabili acquisti per sostituire Insigne
Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.