Europa League, Napoli fuori: lanciamo i coppetielli per protesta?

Dalla coppa al coppetiello da tirare dietro alla squadra, allenatore e presidente inclusi, il passo è stato breve. Napoletano deluso, intossicato, depresso e incazzato nero dopo la notte ucraina, conserva la carta, perché la stagione non è ancora finita. Il Napoli non si discute ma è bene tenersi pronti per una eventuale coreografia di coppetielli da lanciare durante l’ultima di campionato. Restano tre partite, fra cui due con squadre bianconere e una con gli aquilotti.

La fiducia negli azzurri è ai minimi termini ma sperare nella buona sorte e nell’impegno dei ragazzi è l’unica cosa che resta da fare. O‘ tifoso ha da suffrì. A partire da lunedì, quando ci aspetta al bivio un Cesena di troisiana memoria. Poi nella città dove i “gobbi” già fanno festa e c’è da giurare che non sarà una passeggiata. Il finale è con la Lazio, e lì si tireranno le somme. Della doppia sfida con gli ucraini non è il caso di parlare.

È stata la metafora della sofferenza di una stagione vissuta fra alti e bassi, vittorie incredibili e straripanti e sconfitte assurde contro squadre ampiamente alla portata. Una squadra schizofrenica, con un nervosismo a volte latente, a volte più che visibile. Con giocatori che a volte sembrano zombie, altre volte supereroi. Speriamo di non dovere aspettare altri 20 e passa anni per giocarci l’accesso a una finale europea. Però prima di ridurre tutto a brandelli, vediamo se riusciamo a raggiungere il podio. Poi dovranno essere Aurelio e Benitez a chiarire gli obiettivi del futuro prossimo.

Oggi più che mai, forza Napoli sempre!!!

Lino Mergel

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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