De Laurentiis, in dieci anni spesi 16 milioni di euro

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È un’analisi lucida ed attenta della gestione De Laurentiis quella che conduce, attraverso la sezione blog dell’edizione online della Gazzetta, Marco Iaria, giornalista navigato che sapientemente coniuga l’esperienza nelle redazioni de la Rosa, del Guerin Sportivo e del Sole 24 Ore. Il primo dato, inconfutabile, che emerge è il ruolo determinante di Aurelio De Laurentiis nella rinascita del Napoli. Chiunque voglia ergersi a detrattore o sostenitore del patron, non potrà negare l’importanza del suo intervento nell’ormai lontano 2004.

Il presidente compra, per 32 milioni di euro (e svariati bruscolini), un Napoli devastato da anni di cattiva gestione. Ne acquista le ceneri e lo conduce a Paestum programmandone la rinascita con Pierpaolo Marino e, fra l’altro avviando la società azzurra alla “gestione autosufficiente, slegata dall’aiuto dell’azionista”. De Laurentiis, secondo Marco Iaria, ha compiuto una vera rivoluzione, cambiando “il modus operandi di una società di alto livello. In un calcio italiano poggiatosi negli anni sul mecenatismo dei Berlusconi e dei Moratti, De Laurentiis ha anteposto le logiche di bilancio, anche al rischio – come sta succedendo in questi giorni – di attirarsi le antipatie della piazza.”

Il bilancio, quello economico e sportivo, è da fenomeni. In dieci anni De Laurentiis ha speso “16 milioni e mezzo: questa è la somma dei versamenti in conto capitale, tutti concentrati nei primi anni.” E, come se non bastasse, le uniche volte che il Napoli ha registrato perdite di bilancio e chiuso in rossa era quando gli azzurri erano costretti all’inferno della Serie C. Dalla promozione in B in poi De Laurentiis è riuscito a coniugare, nel bene o nel male, risultati economici e sportivi: “Sette esercizi di fila con profitti per un totale di 52 milioni. E all’appello manca il bilancio 2013-14 che verrà approvato in autunno e registrerà anch’esso un attivo grazie alla plusvalenza-record di Cavani.”

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