Coppa Italia: Motivi di un Fallimento Annunciato

trofeo tim cup

A metà di questa settimana è andato in scena il quarto turno eliminatorio di Coppa Italia, la competizione più snobbata del nostro calcio. Sono state giocate sei partite e il numero medio di spettatore è stato di 3300: un fallimento annunciato.

Montella allenatore FiorentinaIl ‘pienone’ è stato registrato a Firenze e Palermo (7000 presenti), il minimo a Verona per Chievo-Reggina (600). Male anche i 770 coraggiosi che si sono sciroppati Bologna-Livorno. La manifestazione tricolore diventa interessante a partire quarti di finale, quando entrano in scena le big. La coppa, poi diventa un obiettivo importante solo all’atto finale e soprattutto per quelle squadre che hanno deluso nell’arco di tutta la stagione.

Snobbata dal pubblico, la Tim Cup sembra non contare molto neanche per gli allenatori che praticano un massiccio turnover in occasione di questi impegni vissuti più che altro come un male necessario. Eppure le cause di questa tristezza autunnale sono facilmente individuabili. In primis la formula che definire sbagliata è un eufemismo. Il primo dato notevole è l’assurda regola per cui le partite ad eliminazione diretta si gioca in casa della squadra che l’anno precedente si è piazzata meglio. In pratica chi è più debole gioca fuori e deve compiere il miracolo in casa di una squadra di categoria superiore.

Il tutto per favorire che arrivino in fondo le solite note. In questo modo qui non vivremo mai la favola del Calais, squadra di dilettanti che arrivò in finale di Coppa di Francia nel 2000. Non solo. Forse sarebbe opportuno tornare alla formula a gironi che si disputavano in agosto. Vi partecipavano anche le grandi che ‘facevano la gamba’ nella competizione di Lega.

E allora sì che gli stadi tornerebbero a riempirsi anche in provincia. Già. Ma non è possibile. La squadre di rango sono schiave del Dio Denaro e durante l’estate preferiscono partecipare ai più disparati triangolari che quanto ad indicazioni fornite ai tecnici e a prestigio sono imbarazzati, ma riempiono le casse delle società grazie agli introiti degli sponsor. Eh sì. Si stava meglio quando si stava peggio. Ma intanto il calcio italiano perde i pezzi e il suo fascino. Che tristezza!