Con la Lazio non è stato un riscatto, ripartiamo da Napoli-Udinese!

“Non parlare di Armero, non parlare di Armero, non parlare di Armero”. Questa piccola promessa fatta a me stesso, e scandita per tre volte prima di iniziare a scrivere, la infrango subito. Come si fa a non parlare di Armero? E il Napoli dovrebbe contendere il titolo alla squadra di Torino con la casacca a bande verticali bianche e nere con questi personaggi a difesa? Purtroppo, si ritorna sempre al peccato originale.

No, la vittoria con la Lazio non esalta. Per come è maturata, per il lassismo del centrocampo (Inler, Inler, Inler, vedi sopra come per Armero). Per una difesa, come sempre inguardabile, escluso Albiol. Higuain ritorna al gol, e ci mancherebbe altro! Dico, io. Metti avesse sbagliato di nuovo davanti al portiere. A Roma ha fatto quello per cui è stato pagato, niente di più. E lo aspettavamo da tempo. Pandev? Finalmente l’ha “ingarrata”. Polemico? Un po’ sì. Abbiamo vinto, è vero, ma quanti errori banali, quante palle perse! La facilità con cui abbiamo permesso alla Lazio di riaprire la partita in diverse e decisive fasi di gioco è sconcertante.

Dries Mertens Napoli

 

Scarsa concentrazione, calo fisico? Non lo so, chiedo l’aiuto da casa ai sofisti del pallone. Negli ultimi minuti non sono riuscito nemmeno a bermi in santa pace la tisana calda, preparata da Viola per noi, povere vittime partenopee delle rigide temperature torinesi. Ma, almeno stavolta, la presenza del tifoso a strisce non ha portato peste. Una immagine positiva per le prossime gare: Mertens. Entra, recupera un pallone in scivolata, confeziona un assist al bacio per Callejon e ci regala la tranquillità. E una tisana, non troppo calda, prima di andare a dormire. Forza Napoli!

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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