Ciro Esposito, la Poesia che fa il giro del web e dei social

Ciro Esposito è tornato a casa, nella sua amata Napoli dopo che le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate portandolo alla morte dopo più di 50 giorni di agonia. I pensieri ed i segni di affetto per questo figlio di Scampia arrivano da tutta Italia con tutti i mezzi possibili, anche  sul web e sui social network dove in queste ore sta girando una bellissima poesia scritta da un tifoso com’era lui.

La Poesia è un insieme di versi in napoletano molto toccanti, è anche difficile trovare delle parole adatte per commentarli. Per questo motivo non resta altro che leggerla in silenzio tutta di un fiato.

Non ti sei perso affatto un gran mondiale.
L’Italia è asciùta ieri dal girone.
Ma tu da rint’ ‘o lietto r’o ‘spitàle
guardavi papà e mamma col magone.
Che facce cupe, un poco d’ottimismo!
‘O prufessore ha detto: “È ancora vivo”.
Lottando fino all’atto conclusivo,
pregavi come fossi al catechismo.
Poi avrai pensato: “Sai che c’è di nuovo?
Amici, io mo mi avvio, chissà che trovo?”.
E là devi aver visto la tribuna
illuminata da una grande luna.
‘O vir’ ‘stu signore che fa segno?
Dice che ti hanno preso un posticino.
Va’, Cirù, va’, vuol dire che sei degno
di stare accomodato là vicino.
Chill’ ca sta rirenn’ è di San Giorgio.
Faceva ‘e film insieme a Lello Arena.
Quell’altro –anziano- ha scritto “Filùmena”.
E don Peppino è ‘o frat’, cu’ ‘o ‘rilorgio.
Vuol dire che mo inizia la partita.
Miettete llà vicino a quel signore.
Te sta ricenn’: ”Oi ne’, su con la vita!”
È un principe, conoscerlo è un onore.
Nun t’ tuccà ‘a ferita. Te fa male?
Lo vedi? Ti è passato, sei guarito.
Se tocchi la colonna vertebrale,
non c’è neanche il pertuso, metti il dito!
Ciro, ora li devi salutare.
Parenti e amici tornano a Scampia.
Ringrazia tutta la tifoseria.
Dici: “ ’Uagliù, mi devo preoccupare?”.
‘A vita –hai visto- è proprio maledetta
ma ‘a cosa cchiù cretina è la vendetta.
Tanto di qua oramai non puoi tornare
quindi a che pro volerti vendicare?
Ciruzzo Esposito, ti stanno chiamando.
Totò chiede se te lo pigli ‘nu Borghetto.
Un tempo riscaldava ‘o core ‘mpietto
poi c’erano le bionde ‘e contrabbando.
Ma al diavolo ‘sta specie ‘e ‘ppucundria.
Certi ricordi sono impegnativi.
“Chi gioca, Massimì? La squadra mia?”
“Che squadra tua? Non vedi? Sono i vivi”.

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