Che bello lo Juventus Stadium colorato: la vita non è solo in bianco e nero

Invidia. Quanta invidia ieri ha riempito il cuore di Pascalino il Caino, tifoso partenopeo residente a Torino. Invidia, ma anche rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Una finale, una città invasa da tifosi di opposte fazioni che occupano il centro. Dalla mattina cori e canti che ravvivano l’ex capitale sabauda e supporters bardati di tutto punto con sciarpe, magliette e cappelli della loro squadra del cuore.

Bevono, scherzano, si divertono insieme agli avversari. Una finale, due città, Siviglia e Lisbona, che si incontrano in territorio neutro. Una finale, un sabato, qualche settimana fa, la capitale di un paese allo sbando, una banda armata che fa fuoco su un gruppo di tifosi. Ciro ancora in ospedale, e così anche gli altri due ragazzi. Pascalino il Caino è amareggiato. Avrebbe voluto festeggiare anche lui per le strade della sua città. Era tornato apposta da Torino. E invece. Si è dovuto sorbire le battutine su Genny ‘a Carogna, assurto a modello di peace-keeper. Pascalino ‘o Caino non si lascia intimidire, prosegue per la sua strada e chiede che anche gli amici del noto galantuomo Gastone, “ricercato nel vestire, ricercato dalla Questura”, come cantava Ettore Petrolini, siano assicurati alla giustizia.

Il Caino non ha mai simpatizzato per la squadra della capitale, ma dice alle teste calde: “fermatevi”. Due turni di squalifica del San Paolo. Domenica scorsa il Caino non ha visto la partita contro la Samp: troppa amarezza. Ha seguito però in radio il gol di Marechiaro e lo ha voluto interpretare come un buon auspicio per una rinascita sportiva. Ieri sera ‘o Caino ha visto la finale di Europa League in un pub di Torino, col presidente del Club Napoli Vanchiglia e altri amici. Speriamo che i veri valori dello sport addolciscano il carattere del Caino e lo riportino allo stadio o davanti alla tv a seguire gli azzurri. Ma ormai il Daspo, autoinflitto per una giornata, è già scaduto. Domenica, contro il Verona, si ritorna a tifare, proprio come i chiassosi e simpatici tifosi del Siviglia. Forza Napoli e forza Ciro!

Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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