Champions League: con il Nordsjaelland la Juventus Non Può Sbagliare

Angelo Alessio Allenatore Juve

Squadra che perde non si tocca. A casa Juventus, perlomeno, è così, in barba al proverbio e ai risultati che cominciano a singhiozzare anche nella Nazione del +39. La coppia Conte-Alessio dovrebbe quasi integralmente confermare contro il Nordsjaelland l’undici finito al tappeto sabato contro l’Inter. Insieme al record di imbattibilità e qualche sicurezza.

IL GIGANTE E LA FORMICA. Ed allora Buffon tra i pali. A coprirlo i tre moschettieri Barzagli, Bonucci e Chiellini. Non si tocca, nonostante l’esplosione di Pogba (in panca), il centrocampo “tipo” dei Campioni d’Italia. Pirlo sarà affiancato da Vidal e Marchisio. Sulle catene, Liechsteiner a destra, Asamoah ( in vantaggio su Isla) dirimpetto. L’unica vera novità arriverà dall’attacco, il reparto tanto vituperato dagli addetti ai lavori che accostano un’ora sì e l’altra pure ai bianconeri il nome di un “big” capace di spostare le partite e “punire” là davanti. Quello che, di fatto, è mancato finora, specie in Europa. Contro i danesi Matri rileva Vucinic, ancora dolorante dopo la botta di sabato sera. A fargli compagnia uno tra Giovinco e Quagliarella con la “Formica atomica” in netto vantaggio. Prova del “nove” per l’ex attaccante del Parma, “sgonfio” nelle ultime uscite e al quale non sono state risparmiate critiche.

VIETATO ANCHE IL PAREGGIO. Prova del “nove” da superare. Per tutti ed in tutti i sensi. Perché la Juve, fermata all’andata dai danesi sull’1-1 ( in rimonta, con il portiere Jesper Jansen a volare da una ragnatela all’altra della sua porta), è reduce da nove pareggi consecutivi in Europa e, mai come ora, non può consentirsi altri passi falsi. Il Nordsjaelland (1) va rispettato ma, inutile girarci intorno, non può fare paura. Soprattutto ad una squadra che deve rispondere, sul palcoscenico più importante, alle prime critiche, alle prime pressioni, ai primi, inattesi, scricchiolii. La classica gara da dentro o fuori. Se la Juve ( 3 punti) vince può guardare con ottimismo ( ed il conforto virtuale dell’artimetica) alle successive “finalissime” con Shakhtar ( 7) e Chelsea (4). In caso contrario bisognerà accontentarsi della corsa all’Europa League. Un “fallimento” e, forse, l’inizio di una crisi che a Torino non sanno cosa sia da due anni a questa parte.