Caso Mazzarri chiuso, adesso pensiamo a come neutralizzare il “fish and chips”

Sarà un caso, ma da quasi una settimana ho ricominciato a mangiare il kebab. Le specialità turche, a quanto pare, stanno tornando di moda a Torino e in tutt’Europa. In vista delle prossime sfide mi preparerei per un altro bel döner kebap con tzatziki e salsa piccante in quantità, alla salute dei nostri amici a strisce. Se fossi a Napoli, invece, eviterei come la peste fish and chips, sperando che questi dello Swansea non vengano a fare i Galles ‘ngopp’ ‘a munnezza.

Parentesi europea a parte, domenica c’erano dei conti da saldare con il nostro ex mister. Non condivido, ma capisco, le contestazioni accese di una parte del pubblico del San Paolo. Perché infierire? Il campo e la reazione di Mazzarri a fine partita sono già la risposta del destino ad un allenatore che da noi aveva fatto bene, e a cui dobbiamo comunque essere grati. Dopodiché, ognuno per la sua strada. La partita, domenica sera, l’ho seguita come ai vecchi tempi in radio, con Civoli (penso fosse lui su Radio Rai) fermamente convinto che MARTENS (lo chiamava così) fosse Insigne (“scusate ma si assomigliano”, ha detto durante la radiocronaca). Sembrava di essere tornati ai tempi del buon vecchio Bruno Pizzul.

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L’ho seguita così, in una stanza piena di libri, fra una novella del Sacchetti e un saggio di Montale, fra un Pavese e un’edizione illustrata delle fonti della Rivoluzione francese. Ho dovuto riprendermi da tutta quella cultura con un piatto bene assestato di pasta con acciughe sicule doc sotto sale e ben piccanti. Grazie alla radio, è stato bello immaginare e non vedere in diretta gli svarioni difensivi, che ormai sono diventati la causa costante del sangue amaro del tifoso. Nulla da eccepire, invece, sulla nostra devastante fase offensiva.

La serata si conclude alle 11 con la visione di Masterpiece, il reality sugli aspiranti scrittori, ambientato a Torino. In una delle prove, due concorrenti devono scrivere un racconto, dopo aver vissuto con un gruppo di tifosi partenopei la trasferta nel capoluogo piemontese contro la squadra a strisce verticali bianche e nere. Si presentano davanti ai giudici della trasmissione con sciarpa del Napoli al collo. Respect. E sempre forza Napoli! “Perché, perché…”

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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