Capello: “Dopo la Russia Smetto. In Italia Juventus Squadra più Forte”

Fabio Capello annuncia il suo ritiro: “Dopo la Russia smetto di allenare”. Lo ha annunciato nel corso del programma ‘Undici’, il talk show sportivo condotto da Pierluigi Pardo in onda su Mediaset Italia 2. Il ct della nazionale russa interviene a tutto campo sulla sua esperienza oltrefrontire. “Ora stiamo facendo bene, ma il difficile arriverà con le prossime partite, contro l’Irlanda del Nord e il Portogallo. Ho intenzione di smettere dopo l’esperienza con la Russia, tra due anni, sperando di giocare il Mondiale in Brasile. Poi, se dovesse arrivarmi una proposta con un progetto davvero coinvolgente, potrei ripensarci, ma per ora non vedo in giro nulla di interessante”.

Un intervento a tutto campo che ha fatto soffermare il tecnico italiano anche sulla sua esperienza precedente nelle isole britanniche: “Se ho lasciato l’Inghilterra è per difendere quanto avevo fatto per John Terry. In Inghilterra sono un po’ troppo moralisti: vogliono che le persone si comportino in una certa maniera e poi prendono delle decisioni affrettate come quella con Terry, che tra l’altro era stato assolto dalla giustizia ordinaria”.

E poi, ovviamente la domanda sulla nostra Serie A. “E’ vero – ha dichiarato Capello -, che dopo la Champions la Juventus ha fatto un po’ di fatica a riproporsi in campionato: devi avere una rosa veramente ampia per non perdere potenziale di rendimento, ma in Serie A i bianconeri possono fare quello che vogliono, credo che non ci sia corsa. Vucinic è l’attaccante che fa la differenza e diamo tempo di crescere a Giovinco: può diventare come Zola”.

Per poi aprire una parentesi sul calcio italiano: “Sono tanti i problemi del calcio italiano: gli ultrà a cui permettiamo di fare tutto, gli arbitri che fischiano troppo fino alle continue polemiche che allontanano gli appassionati dagli stadi. Che a loro volta sono obsoleti: ci sono norme che in Italia non vengono applicate: perché sugli spalti entrano striscioni, petardi e quant’altro?”.

Poi l’escursus sulle sue vecchie squadre, a partire dalla Roma, con cui ha vinto lo scudetto: “Con i giocatori che ha, dovrebbe essere più vicina alla vetta della classifica, ma bisogna dare tempo ai giocatori di assimilare la nuova filosofia dell’allenatore. A Roma vincere lo scudetto è più difficile rispetto alle altre piazze, perché basta che vinci una partita e subito c’è euforia: tutti i giorni devi lavorare per tenere a bada questa euforia. Il ricordo più bello che ho di Roma è sicuramente lo scudetto e i derby vinti. L’unica cosa che non mi è piaciuta è che dopo aver vinto il campionato, al posto di festeggiare subito, lo abbiamo fatto dopo tre giorni”.

Poi, ovviamente Milan e Juventus: “La finale di Atene contro il Barcellona è stata la partita più importante della mia esperienza in rossonero: eravamo sfavoriti e probabilmente loro ci hanno sottovalutato. Festeggiavano già la sera prima, noi invece eravamo concentrati. Nel calcio non si vince con gli schemi, ma con giocatori di qualità. A Torino mi ricordo gli scudetti che poi sono stati annullati: io ho ancora a casa le medaglie. Eravamo i più forti, l’unico rammarico è stato non riuscire ad imporci anche in Europa. A Moggi, Giraudo e Bettega sono ancora affezionato: non rinnego la mia amicizia con loro, si vede che nel calcio avevano qualcosa in più rispetto agli altri”.