Calciomercato Napoli: Insigne Obiettivo del PSG?

Proprio non riescono a toglierselo il vizietto di pescare in casa Napoli. Sarà che il prodotto della strategia azzurra risulti vincente, sarà che De Laurentiis & C. iniziano a raccogliere i frutti di otto anni di serrate strategie imprenditoriali e pallonare, ma gli sceicchi parigini non riescono proprio a toglier gli occhi dal San Paolo.

Presidente Napoli Aurelio De LaurentiisL’ultimo sfizio dello sceicco Al Thani, dopo l’operazione Lavezzi, è Lorenzo Insigne. In fondo, l’attaccante di Frattamaggiore faceva parte di quell’ossatura del Pescara di Zeman condotto sapientemente da Verratti e non è difficile comprendere il perché dell’attenzione che spingono una delle più ricche società d’oltralpe a focalizzare l’attenzione sul Tarantella Partenopeo.

Sarà che Insigne sta facendo benissimo, sarà che il salto in Serie A sembra avergli fatto decisamente bene, sarà che le statistiche sono tutte dalla sua parte (è il calciatore più subentrato in A che è andato più volte a segno) ma l’attaccante napoletano inizia a far gola. Difficile che De Laurentiis possa privarsene, anche per cifre importanti. Difficile immagine che Insigne lasci Napoli, e l’Italia, a cuor leggero.

In Italia è più facile fare mercato. Ormai sembra averlo capito anche lo sceicco che, non a caso, si affida ad un profondo conoscitore del calcio italiano per condurre le sue operazioni. Leonardo, infatti, conosce benissimo il calcio italiota e ne comprende perfettamente le dinamiche. Sa esattamente che il momento non è dei migliori, che il fair play finanziario rischia di abbattere molti bilanci e che, quindi, l’occasione è propizia per condurre in porto molte operazioni che, seppur costose, risulterebbero semplicissime. È una questione di potere contrattuale.

Quel potere contrattuale che, con gli anni, il calcio italiano ha perso in favore di altre realtà. Spagna, Germania, Inghilterra e Francia su tutte. Colpa di dissennate politiche manageriali che, oggi, obbligano direttori generali e direttori sportivi ad arrampicarsi sugli specchi per far quadrare i bilanci. Colpa di infrastrutture vetuste, di errate politiche di merchandising e dell’esagerata dipendenza dei bilanci delle nostre società di calcio dai diritti tv. Ma questa è un’altra storia.