Calcio anche a Natale: ma i “signori” della serie A sono già in vacanza

C’era una volta il calcio a Capodanno, rigorosamente di domenica. Era il calcio degli anni ’80, quello delle figurine dei calciatori e non del calciatore-figurina. Era un calcio che si giocava tutto insieme alle 14.30 della domenica, che si guardava allo stadio, si sentiva alla radio e si vedeva in tv alle 18.10 quando Paolo Valenti faceva irruzione nelle case degli italiani con colonna vincente e montepremi.

Era un calcio che non si fermava a Natale, un calcio che aveva tre stranieri per squadra, un calcio diverso e più romantico. E’ frequente sentir parlare di modello inglese, ma in Italia l’adozione del modello inglese vale solo per una parte delle regole antiviolenza e di quelle, a volte amare e folli, della pay per wiev. Il modello inglese, per esempio, prevede partite di lusso il 26 dicembre e a volte a Capodanno. Il calcio italiano, invece, ha abbandonato questa parte del modello inglese all’inizio degli anni ’90; celebri, invece, alcune giornate giocato tra Natale e Capodanno, come la 17a del torneo 1989/90, disputata sabato 30 dicembre e divenuta famosa per la prima sconfitta del Napoli di Bigon al Flaminio contro la Lazio del religiosissimo Amarildo ma soprattutto per l’incidente a Lionello Manfredonia, il calciatore della Roma colpito da infarto durante la gara del Dall’Ara contro il Bologna. L’anno prima, scattato tardi a causa delle Olimpiadi di Seul, si era addirittura giocato il 31 dicembre, data di un derby della Mole risolto dallo juventino Altobelli contro un Torino allo sbando destinato alla serie B.

Poi il nulla. Lentamente ma progressivamente la serie A ha abbandonato le date più scomode, ha rinunciato al weekend tra Natale e Capodanno tornando in campo per esempio il 3 gennaio nel 1993, il 2 gennaio nel 1994 o più frequentemente all’Epifania. Gli anni 2000 sono stati quelli della svolta definitiva, gli ultimi sono stati quelli della divisione netta tra serie A e serie B. La massima serie ha previsto una lunga sosta dall’ultimo weekend prima di Natale all’Epifania, il tempo utile per permettere a tanti sudamericani di tornare a casa (qualcuno l’ha fatto anche prima facendosi squalificare).

E gli stranieri della serie B? Per loro non c’è sosta comoda, la devono rinviare a gennaio. E quest’anno gli tocca pure scendere in campo alla Vigilia di Natale; e la Chiesa, così forte in altri campi da imporre all’Italia regole un po’ retrograde, non batte più ciglio come invece faceva anni fa polemizzando con l’anticipo nel giorno del Venerdì Santo in tempi pasquali. E i tifosi? Chi se ne frega! Quelli dell’Avellino trascorerranno il Natale a Trapani (è andata bene perché le tifoserie sono molto amiche), quelli del Catania a Cittadella, quelli del Bari a Brescia. Tanto c’è la pay tv, chi se ne frega!

Il tutto mentre i calciatori di serie A sono già in vacanza da domenica sera, quelli di Juventus e Napoli si sono dovuti prestare al giochino perverso degli sponsor che hanno spostato la “Supercoppetta” d’Italia (?) in Medio Oriente, ma pure loro sono ormai in vacanza. Si torna in campo all’Epifania, come i signori… Le scomodità le lasciamo a calciatori, allenatori e tifosi di serie B. Di loro chi se ne frega!