A Roma un risultato straordinario… e Ghoulam batte pure le punizioni

Un risultato oltre ogni più rosea aspettativa. Sul serio, siate obiettivi: ieri sera chi si aspettava di meglio? La squadra, con tutti i limiti che ben conosciamo, e nonostante un po’ di sfortuna (diciamolo) che da qualche partita ci ha presi di mira, contro una Roma più forte ha rimontato, ha lottato, ha perso. Ma con onore. E scusate il tono un po’ perentorio, ma la penso così. I ragazzi volevano riscattarsi e l’hanno fatto. Peccato per la solita distrazione difensiva che rovina tutto… ma su quello, Aurelio ha tutte le risposte che volete, eh. Chiedete a Bigon, per conferma.

E poi finalmente un po’ di “mazzo” anche per noi, con l’ausilio del buon vecchio pirata Morgan. Ma tant’è, quella palla a inizio della ripresa è entrata. Poi è entrato quello che non esiterei a definire sempre più il nostro uomo-squadra: il Rembrandt azzurro, Dries Mertens. Una serie di pennellate e poi il colore puro, scagliato sulla tavolozza senza pensarci due volte, per la gioia degli spettatori. Un pubblico sempre accogliente, quello romano. Sentivo diversi amici, che sono stati all’Olimpico, lamentarsi dei soliti cori beceri rivolti alla nostra amata terra. Che dobbiamo fare? Appellarci all’Ezechiele 25/17 ogni volta? Non fatevi il sangue amaro, sentite a me, nun ne vale ‘a pena! Per quello, basta e avanza la difesa del Napoli! Eppure due gol segnati fuori casa, nell’ottica del doppio confronto, sono un bel bottino e un ottimo punto di partenza per mercoledì prossimo.

Ma come parlo bene, sembro quasi un commentatore sportivo serio. State calmi, tifosi, la squadra ieri ha subito, ha lottato, ha recuperato, ha perso. Ma va bene così! Pare che abbiamo anche trovato finalmente uno che sa battere le punizioni! Non vi sembra che, tutto sommato, stia ricominciando a girare? Andateci allo stadio, sabato contro il Milan e mercoledì contro la Roma. Forza Napoli!

Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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